Le partite non finiscono mai    (3572 Click)
Titolo: Le partite non finiscono mai
Categoria: Letteratura   
Autore: Darwin Pastorin
Titolo originario: ,,,,,
Traduzione:
Citazione bibliografica: Milano , Feltrinelli , Collana: Universale Economica , 1999
Link acquisto: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807815478/Le_partite_non_finiscono_mai/Darwin_Pastorin.html?type=1&srch=0&layout=2&page=1&cat1=1&cat2=1136&aut=240473
Fischio d’inizio. Ma attenzione. Questa è una partita speciale, infinita. Del resto le partite non finiscono mai, dice il titolo del libro che parafrasa Eduardo, un libro uscito nel 1999 e attuale più che mai.. Darwin Pastorin, un vero narratore del calcio, da sempre interessato ad esplorare i sottili legami tra la letteratura e lo sport più bello del mondo, è pronto per cominciare. Dalla fine. Dall’ultima pagina. La formazione ideale, la squadra del cuore: Che Guevara, Scirea, la madre Leda Avogadro, Margherita Buy, Giovanni Arpino, Gianni Minà, Fabrizio De André, Diego Armando Maradona, Mané Garrincha, Pietro Anastasi, il figlio Santiago. Allenatore: Antonio Tabucchi; presidente: la moglie Olga; dirigenti: amici, amiche, colleghi di ieri e di oggi, i parenti tutti.
Si comincia: il calcio d’inizio è a San Paolo, in Brasile, la terra dove Darwin è nato: un brulichio di odori ed immagini, il profumo di bucato, rose e riso, e un cavallino di legno. Ecco il pallone avanzare tra le gambe, ancora lentamente, mentre una maglietta verde lo fa innamorare della squadra del padre, il Palmeiras.

Da questo momento Darwin entra nella fiaba del pallone, e la partita scorre al ritmo di un unico calciatore che dribbla, anticipa, difende, si slancia. Vola con la palla e le parole. Le parole si incurvano con morbidezza e scivolano in tondo, pronte a fare un altro giro.
Sembra che per lui il goal più importante da realizzare sia quello di far appassionare al calcio chi il calcio non sa neanche cos’è, o chi lo considera talmente svilito e umiliato che non ha più voglia di guardarlo. E ci riesce, ci riesce alla perfezione, perché tutti gli altri giocatori invisibili – i suoi miti Garrincha, Altafini e Maradona, le squadre della Juve, del Torino e del Napoli, i colleghi giornalisti, gli scrittori che hanno saputo regalare l’emozione di un gioco immaginario, i viaggi e le interviste, le canzoni di Guccini e Chico Barque, le date storiche di battaglie non vinte e vittorie su cui piangere di gioia, la tenerezza di una madre tifosa – sono ritratti come ombre della memoria, una memoria che diventa una leggenda circolare da non perdere mai.
I ricordi nitidi vengono offuscati dalla fantasia, e diventano una storia da raccontare, ancora più avvincente di quella vera. Vissuta sempre accanto alla palla, guardandola, e guardando – soprattutto – chi gira intorno, senza distrarsi, volendo afferrare ogni emozione, ogni colpo di testa.

Corre, Darwin, corre, e ci racconta di quando si trasferisce in Italia con la famiglia, decide più tardi di diventare cronista sportivo, in compagnia dei libri di Arpino e Kerouac, e conosce Zico, Falcão, Edinho, la colonia italiana divenuta fenomeno nazionale.
Da qui il pallone arretra, e ritorna al disastro di Superga, quando la squadra del Torino, nel ‘49, muore in un incidente aereo. Tra i brandelli di vestiti e valigie Darwin cammina tra gente china, ma lui vede – è certo – tutti i calciatori giocare in cielo. E dà un colpo di tacco: “Il bello del calcio è anche questo: ci permette di giocare le partite dell’immaginazione. Di farci, anche da grandi, ritornare fanciulli”.

Così, con una rovesciata, le parole non narrano più solo il calcio, ma le amicizie e i litigi con calciatori danesi e francesi, la responsabilità del mondo del pallone verso i bambini schiavi delle multinazionali, i valori della vita portati in campo, come il coraggio di Zico, che dopo un rigore mancato al Messico di Francia-Brasile, ne ripete un altro subito dopo, e riesce a segnare.
E poi le partite rare e belle giocate dai militanti del movimento dei lavoratori rurali senza terra, in Brasile, perché il calcio, dicono i leader, “è un fattore di integrazione sociale, appartiene alla cultura popolare”. Loro, scendono in campo col pugno chiuso e la maglietta con la sigla del movimento, non con le tute extralucide da supereroi che si vedono da un bel pezzo nei campi di casa nostra.

Darwin si guarda intorno, fa un giro su sé stesso, lascia allontanare la palla e la raggiunge, laddove la domenica aveva un altro odore, si andava allo stadio con tutta la famiglia e i suoni erano dolci, non urlati, quando l’impegno e il divertimento portavano a delirare per Anastasi e Guevara senza alcuna contraddizione, sfilando ai cortei a fianco degli operai e a quelli per una vittoria nel derby, nel 1974.

Adesso l’unico giocatore raggiunge la palla che sfiora l’ombra del portiere, con la maglia spessa di lana, che lui considera “il ruolo più poetico e letterario e romantico”, e i centravanti, i bomber, i terzini che venivano male anche nelle figurine, e che oggi sono i belli del calcio, senza più la ruvidezza di un tempo.
Dietro di loro, ecco un’altra squadra ideale ed invisibile, quella degli scrittori che hanno saputo dipingere i tratti di personaggi intensi come gli ultimi minuti di una partita. Loro, angeli custodi accanto ad uomini con le ali ai piedi – dunque ottimi compagni di gioco -, loro, Camus, Galeano, Manuel Vásquez Montalbán, Soriano, Acitelli, Brera, Amado, Lodoli, Veronesi, Tabucchi e tanti altri, ché di spazio ce n’è per quelli che vivono il calcio come un sogno per guardare meglio la vita.

Io me lo ricordo, il goal di Falcão ai Mondiali dell’’82. Italia-Brasile 2-2. Per me, adolescente romanista innamorata della classe di Paulo Roberto, fu la sintesi perfetta della gioia e del dolore. Sicuramente anche Darwin lo porta sempre con sé, quell’urlo biondo e riccioluto.
In quel momento non c’era ancora nessun vincitore, come nel sogno ricorrente che lui fa, finale di Coppa Intercontinentale tra Juventus e Palmeiras, in cui stringe la mano ai due capitani, si siede tra le panchine e la “Grande Partita non finisce mai, ci sono sempre valanghe di goal, poi tutto sfuma nel sonno perduto”. Come il “talento di passaggio”, Tommaso, il vagabondo di Amsterdam che chiede di giocare con lui e i suoi compagni, disegna traiettorie impossibili con le scarpe inadatte e la giacca lisa e poi sparisce nel nulla: Darwin lo ha sempre considerato al pari di Platini, ma non ne ha ha saputo più nulla.
Sembra riapparire adesso, in campo, a fare un magnifico assist al nostro, che infila in rete. La partita potrebbe finire qui. Ma c’è ancora tempo, ancora tempo per scrivere, correre e sognare. Al di là dei tempi supplementari, al di là dei calci di rigore. L’arbitro non fischia. La palla rimbalza lieve, pronta per essere ancora colpita.

(fonte: http://www.railibro.rai.it/recensioni.asp?id=76)

Keywords: Le partite non finiscono mai Darwin Pastorin FeltrinelliEditore

Recensione di: : Francesca di Mattia

Fonti internet
Le Partite non Finiscono Mai - La 7(2553 Click)
Darwin Pastorin - Le teorie(1229 Click)
Calcio , Poesia , Letteratura - video , recensioni , link - MovieSport(767 Click)

Recensione pubblicata da leggeredicalcio il 25/11/2010
Ultimo aggiornamento effettuato da leggeredicalcio il 03/02/2011
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