Io sono El Diego    (2762 Click)
Titolo: Io sono El Diego
Categoria: Biografie   
Autore: Diego Armando Maradona
Titolo originario: Yo soy el Diego
Traduzione:
Citazione bibliografica: Traduzione di Alberto Bracci T. - Fandango Edizion
Link acquisto: http://www.fandangostore.it/libri/465/scheda_prodotto.aspx http://www.ibs.it/code/9788887517316/maradona-diego-a-/sono-diego.html
Io sono El Diego

Villa Fiorito,periferia povera di Buenos Aires.E’ sabato mattina,e una numerosa famiglia operaia sta consumando il pranzo:sono padre,madre e sei figli. Uno di questi ha invitato a casa un suo amico,Goyo,col quale gioca insieme nella squadretta del quartiere. I due sono nervosi,il giorno dopo si gioca una partita importante del campionato. A un certo punto la signora Tota dice al ragazzino:”Dieguito,è finita l’aranciata. Vai a prenderne un po’ nel negozio all’angolo”. Il piccolo parte insieme al suo amico alla velocità della luce. Prove tecniche di scatto. Ma,sulla strada del ritorno,l’incidente: Dieguito,che teneva le bottiglie in mano,cade. I vetri gli si conficcano in diversi punti del braccio,potrebbe saltare la partita del giorno dopo,cosa che lo fa cadere nella disperazione per alcune ore,finchè,dopo le medicazioni e dopo le lacrime,decide:io domani gioco.
Non è facile convincere medico ed allenatore,ma si sa,non ci sono molti divieti validi di fronte al pianto di un bambino. Il piccolo scende in campo,con un braccio fasciato che gli impedisce totale mobilità. Finisce 6 a 0 per la sua squadra. L’uccellino ferito di nome Diego segna quattro gol e regala due assist.

Quando si tratta di geni assoluti,di qualsiasi arte stiamo parlando,è sempre difficile separare l’uomo dall’artista. Il discorso non potrebbe essere più azzeccato per Diego Armando Maradona,il più grande calciatore di tutti i tempi. Nella sua autobiografia,”Io sono el Diego”,egli dipana tutti i nodi principali della sua vita dentro e fuori dal campo con coraggio e sincerità,spesso rivendicando i giusti meriti che non tutti ancora sono capaci di attribuirgli,ma anche e soprattutto ponendosi sotto esame in prima persona per quelli che tutti conoscono come i suoi demoni personali.
La grandezza o,meglio,il valore del libro sta proprio qui:nella confessione spontanea fornita dallo scrittore,che nel finale del libro prende il sopravvento. Da leggere e rileggere,infatti,le opinioni del Pibe sulla sua squalifica al Mondiale del ’94,principalmente ritenuta politica(da tenere in conto anche per quanto riguarda l’annoso problema del doping nello sport),che affondò definitivamente la sua stella,o i giudizi sui Signori del calcio,come Joao Havelange,sulla cocaina,o ancora la descrizione degli incontri coi grandi leader politici mondiali.
Questo è Diego Armando Maradona:prendere o lasciare. Questo è quello che lascia:la descrizione di una vita vissuta secondo le proprie regole,giocando col pallone e con la fortuna una partita che alcuni giorni lo vede sotto e rimontare,altri risorgere,altri buttarsi giù nel nero più profondo.
Diego Armando Maradona:un uomo.

Dal villino fatto di lamiera che in caso di pioggia si allagava per il tetto rotto agli incontri col Papa e Fidel Castro,dagli altari alle polveri ,da Buenos Aires a Napoli,la carriera e la vita del Pibe de oro sembrano quasi tutta una “fuga da” più che una “fuga verso”,quasi un modo di dribblare il destino che colpisce sempre i grandi eroi in un modo o nell’altro. Maradona parla di tutto senza peli sulla lingua,partendo appunto dalle sue umili origini,che lo hanno sempre reso fiero di sentirsi parte del pueblo e che non ha mai rinnegato,da quella Lanùs da dove tutto è incominciato,e da dove all’età di dieci anni attua la prima delle sue fughe:la metà è Buenos Aires,vicina di qualche paio di chilometri ma lontana,lontanissima,per chi è alla ricerca di un sogno. Buenos Aires,la grande città,la grande madre. Che apprezza e accoglie l’arrivo dell’ennesimo figlio: Diego inizia a giocare nelle giovanili dell’Argentinos Juniors ,le “Cebollitas”,a dieci anni,ma il ragazzo brucia letteralmente le tappe,e a neanche sedici anni compiuti fa il suo esordio nel calcio dei grandi. L’esplosione è repentina,al punto che il fuoriclasse viene inserito da Mister Menotti tra le convocazioni del vittorioso Mundial ’78,dal quale sarà però poi escluso per limiti di età e che rappresenta una delle più grandi delusioni della carriera del Pibe,che però si rimette sotto,portando la selezione Juniores a vincere il mondiale in Giappone l’anno seguente (“Dopo il mondiale del 1978 mi ero ripromesso una rivincita… e l’anno seguente la ottenni”): la leggenda in mondovisione è appena cominciata.
Quando poi a bussare alla sua porta è il Boca,il sogno e la passione di una vita,in grave crisi economica e con un orgoglio andato perduto nelle ultime stagioni da riscattare,Diego,in quella voglia di rivalsa tutta operaia di chi deve fare sempre i conti con chi è più grande e potente,rivede sé stesso,e capisce che è questa la sua attitudine, lotta continua contro chi cerca di buttarti giù.
La Bombonera diventa casa sua. I colori gialloblù una seconda pelle. Diego prometterà a sé stesso che a vestire quella maglia ci tornerà,per concludere la carriera.
“Fui catturato da un’epoca oscura,difficile…”:Maradona,dopo,un anno di sfracelli nella squadra del barrio portuale e dopo un Mondiale,quello dell’ ’82,non proprio da ricordare per sé e gli argentini,attua la sua seconda fuga:a chiamarlo è l’Europa,e la voglia di fama,copertine,successi. La parte dedicata alla sua esperienza blaugrana è probabilmente una delle più interessanti dell’intero lavoro,e per diversi motivi. Innanzitutto perché Maradona in questa sezione tratta in modo molto schietto e disincantato su quelli che sono gli ambienti e le situazioni che girano attorno alle grandi squadre come appunto quella di Barcellona;perché è da questo momento,per sua stessa ammissione,che si crea il personaggio che tutti noi siamo abituati a conoscere,evidenziando quanto l’Europa ti possa cambiare e far perdere il controllo. Ma,più di tutto,rappresenta una sezione significativa perché esce fuori il carattere più “politico” del campione,che spiega che i problemi non si limitavano al rettangolo di gioco:per tutti,lui era “Sudaca”,soprannome dispregiativo affibbiato ai latinoamericani…e poi,uno degli incontri più fatali della sua esistenza:quello con la cocaina,amante demolitrice e scorretta che scinde completamente in due la sua personalità. Il Maradona imborghesito da una parte,il nanerottolo timido e introverso delle Cebollitas dall’altro. La voglia di sentirsi un campione e urlarlo,l’impossibilità di dimostrarlo dall’altro.
Quando Maradona scende dall’altalena,è il sole di Napoli ad accoglierlo.
Mentre quelle che saranno le sue gesta in campo sono note a tutti,generazioni di amanti del calcio cresciuti con le sue videocassette,la panoramica che il Pibe apre su quella che era la sua vita nella città partenopea è quello che cattura nella sua descrizione:una città che aspettava da tempo un re da incoronare che si stringe attorno al suo fuoriclasse,una passione che diventa religione per tutti. Finalmente la consacrazione,che però verrà sempre minata dalle losche amicizie,dai problemi,sempre più pesanti,con la droga,da quell’amore di un popolo che diventa strangolante. Maradona,nello scrivere,sembra quasi più portato a chiarire questi punti che non all’autocelebrazione.

"So di non essere nessuno per cambiare il mondo, però non voglio che qualcuno entri nel mio a condizionarlo.
A manovrare.. la partita, che è come dire condizionare la mia vita. Nessuno riuscirà a farmi credere che gli errori con la droga o con gli affari abbiano cambiato i miei sentimenti. Nessuno. Sono lo stesso, quello di sempre. Sono io, Maradona. IO SONO EL DIEGO".
(the dog)

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Recensione di: : TheDog

Fonti internet

Recensione pubblicata da TheDog il 01/12/2010
Ultimo aggiornamento effettuato da TheDog il 20/12/2010
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