LA MITROPA CUP DEL MILAN - 1981/82: I rossoneri in giro per piccoli campi della Mitteleuropea nell’infausta stagione della seconda retrocessione    (2034 Click)
Titolo: LA MITROPA CUP DEL MILAN - 1981/82: I rossoneri in giro per piccoli campi della Mitteleuropea nell’infausta stagione della seconda retrocessione
Categoria: Saggi   
Autore: Sergio Taccone
Titolo originario: ,,,,,,
Traduzione:
Citazione bibliografica:
Link acquisto: http://www.urbone.eu/obchod/la-mitropa-cup-del-milan
LA MITROPA CUP DEL MILAN
1981/82. I rossoneri in giro per piccoli campi della Mitteleuropea
nell’infausta stagione della seconda retrocessione



Viaggio nell’Annus Horribilis del club rossonero.
Tra football e storia del Novecento



La piccola storia del football, relativa oltretutto ad una competizione internazionale da lungo tempo non più disputata, che si incrocia anche con alcuni eventi della storia del Novecento, nel contesto calcistico e geopolitico della Mitteleuropa. E’ questo il punto centrale del libro “La Mitropa Cup del Milan”, scritto dal giornalista Sergio Taccone, pubblicato dalla Urbone Publishing, casa editrice che ha già all’attivo molti titoli usciti nella doppia veste cartacea ed e-book.

Il libro è il racconto della stagione 1981/82 del Milan, l’Annus Horribilis dei rossoneri, conclusosi con la seconda retrocessione in B, decretata questa volta dal verdetto del campo. L’unica gioia arrivò dalla partecipazione del Milan alla Mitropa Cup, trofeo di grande prestigio soprattutto negli anni Trenta, istituito da Hugo Meisl nel 1927. Taccone racconta con la semplicità e il modo asciutto tipico del cronista, il cammino dei rossoneri nella Coppa dell’Europa Centrale, inserendo nel racconto anche aspetti storici legati alle città della Mittleuropa in cui la squadra milanese andò a giocare tra l’ottobre ’81 e il maggio ’82: Ostrava (Repubblica Cec), Szombathely (Ungheria) e Osijek (Croazia).

L’avventura calcistica dei rossoneri partì da Vitkovice, sobborgo della città di Ostrava, al confine tra le regioni ceche della Moravia e della Slesia, fucina dell’impero austro-ungarico che, ai tempi della Cecoslovacchia comunista, si guadagnò l’appellativo di “cuore d’acciaio della Repubblica”.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale, tra il 1914 e il ’18, la produzione fu convertita esclusivamente per fini militari. Qui finirono circa duemila prigionieri italiani durante la Grande Guerra, impiegati nella produzione di obici, cannoni e proiettili di artiglieria, compresa la micidiale granata di mortaio di 420 millimetri. I prigionieri, provenienti dai campi di concentramento di Sigmundscherberg, Mauthausen e Milowitz, venivano sottoposti a turni di lavoro massacranti, malnutriti e senza riposo. Oltre trecento nostri soldati persero la vita durante la prigionia e vennero sepolti in un settore riservato del cimitero locale. Dal 1931- come ricorda l’autore del libro - i loro resti sono raccolti in una cripta monumentale appositamente eretta a Vitkovice che raccoglie, inoltre, più di mille caduti di altre nazionalità (russi, polacchi, cechi e slovacchi, ungheresi, austriaci, romeni, serbi) e che si trova a ridosso del piccolo stadio “Mestsky” dove il Milan venne sconfitto dalla squadra locale. Una vicenda quasi del tutto ignorata dalla storiografia ufficiale.

In Ungheria, i rossoneri furono di scena a Szombathely, la più antica città magiara, nel IV secolo capoluogo della Pannonia Prima, provincia dell’Impero Romano. Nel 1956, nei giorni della “Rivoluzione Ungherese” contro l’Unione Sovietica, i cittadini di Szombathely parteciparono con grande convinzione alla sollevazione popolare. Anche in questa città, come nel resto dell’Ungheria, la repressione dell'Armata Rossa fu senza pietà.

La lettura del libro, che si legge tutto d’un fiato, è scorrevole e godibile. L’autore ricorda le gesta di quel “piccolo Milan” guidato da Gigi Radice e con un solo straniero in campo: lo scozzese Joe Jordan detto “lo Squalo”. In quella squadra spiccavano Novellino, Antonelli (detto “Dustin” per la rassomiglianza con Dustin Hoffman) il portiere Piotti, Ruben Buriani ed un giovane Franco Baresi non ancora diventato il “capitano per antonomasia dei rossoneri”.

La Mitropa Cup è il trofeo fantasma della bacheca rossonera, ignorato dalla dirigenza berlusconiana perché non in sintonia con i trionfi roboanti e di grande prestigio ottenuti dal Milan a partire dal 1988. Eppure, non sono pochi i tifosi del diavolo che ricordano la sera del 12 maggio ’82, impreziosita dai gol di Baresi, Cambiaghi e Jordan contro i cecoslovacchi del Virtkovice, preludio alla conquista del trofeo. Dalla Curva Sud, a fine partita, partì il coro ”Resteremo in serie A”. Quattro giorni dopo, tuttavia, i rossoneri sprofondarono nuovamente e rovinosamente in B.

Il libro di Sergio Taccone (già apprezzato autore di testi di letteratura calcistica) si fa notare, soprattutto, per la capacità di riportare in superficie storie calcistiche del passato, di un calcio da tempo scomparso, lontano anni luce dai lustrini e dai miliardi del football moderno, mettendo in evidenza, al contempo, eventi e situazioni della storia del Novecento. Un connubio, in questo caso, pienamente riuscito.

Giovanni D'Avola

Keywords: mitropa cup, milan, jordan, baresi, europa centrale, calcio, piotti, radice, retrocessione, urbone

Recensione di: : Giovanni D'Avola

Fonti internet
Mitropa Cup, il trofeo fantasma nella bacheca del Milan(941 Click)
Recensione dal blog L'ALTRO CALCIO(790 Click)
Recensione da IL PALLONE RACCONTA(762 Click)
Recensione da SCIABOLATA MORBIDA(748 Click)
Intervista all'autore su RADIO SPORTIVA(713 Click)

Recensione pubblicata da Terzino_Sinistro il 24/09/2012
Ultimo aggiornamento effettuato da Terzino_Sinistro il 26/09/2012
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